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Adolescenti con depressione resistente agli SSRI: passaggio ad un altro antidepressivo in associazione alla terapia cognitiva-comportamentale


Il 60% circa degli adolescenti con depressione andrà incontro ad un’adeguata risposta clinica dopo trattamento con gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina ( SSRI ).
Non ci sono dati per indirizzare i medici verso una successiva strategia terapeutica.

Lo studio TORDIA ha valutato l’efficacia relativa di 4 strategie terapeutiche negli adolescenti che continuavano a soffrire di depressione nonostante un adeguato trattamento iniziale con farmaci SSRI.

Hanno preso parte allo studio 334 pazienti di età compresa tra i 12 ed i 18 anni con una diagnosi primaria di disturbo depressivo maggiore e che non avevano risposto a 2 mesi di trattamento iniziale con un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina.

Gli interventi della durata di 12 settimane comprendevano:

1) passaggio ad un secondo, differente SSRI ( es. Paroxetina, Citalopram o Fluoxetina, 20-40 mg );

2) passaggio ad un diverso SSRI in associazione alla terapia cognitivo-comportamentale;

3) passaggio a Venlafaxina ( 150-225 mg );

4) passaggio a Venlafaxina in associazione alla terapia cognitivo-comportamentale.

Le principali misure di outcome erano: il punteggio alla scala CGI-I ( Clinical Global Impressions-Improvement ) pari a 2 o valore inferiore ( molto o moltissimo migliorato ) e la diminuzione del 50% nella scala CDRS-R ( Children's Depression Rating Scale-Revised ) ed il cambiamento nella scala CDRS-R nel tempo.

La terapia cognitivo-comportamentale associata al passaggio ad altro regime farmacologico, era associata ad un più alto tasso di risposta ( 54.8% ), rispetto al passaggio ad un solo farmaco ( 40.5%; P=0.009 ).

Non sono state osservate differenze nel tasso di risposta tra la Venlafaxina ( Efexor / Effexor ) ed un secondo antidepressivo SSRI ( 48.2%; P= 0.83 ).

Non sono stati riscontrati effetti differenziali del trattamento sul cambiamento di CDRS-R, sui sintomi depressivi auto-riportati, sull’ideazione suicidaria o sull’incidenza di eventi avversi.

L’impiego della Venlafaxina era associato ad un maggiore aumento della pressione diastolica e delle pulsazioni, e ad una maggiore frequenza di problemi cutanei, rispetto ai farmaci SSRI.

In conclusione, per gli adolescenti con depressione non-responder ad un adeguato trattamento iniziale con un SSRI, la terapia cognitivo-comportamentale ed il passaggio ad un altro antidepressivo ha prodotto un più alto tasso di risposta clinica, rispetto al trattamento con il farmaco da solo.
Tuttavia, il passaggio ad un altro inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina è risultato efficace come il passaggio alla Venlafaxina, ma era associato ad una minore incidenza di effetti avversi. ( Xagena2008 )

Brent D et al, JAMA 2008; 299: 901-913


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